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Oratorio di San Salvatore a Vittuone
Inquadramento storico
Da sempre esiste una stretta
correlazione tra strade, luoghi di culto e di difesa, collocati in
posizioni strategiche; percorrendo gli antichi tracciati viari il
moderno viandante incontra, con cadenza quasi regolare, ciò che
rimane di ospizi, locande, stazioni di posta o osterie in cui l'antico
viaggiatore poteva trovare riparo e ristoro nonché chiese,
oratori o semplici cappellette votive che rinfrancavano lo spirito.
Spesso le antiche direttrici di traffico si sono mantenute nel corso
dei secoli e dei millenni, tanto che oggi non è cosa rara
percorrere tratti di moderni tracciati autostradali che riprendono
esattamente il sedime di antiche strade consolari romane. Queste
considerazioni trovano conferma se applicate all'analisi del territorio
compreso tra Milano e il Ticino in cui, collocato in posizione
pressoché baricentrica, si trova l'abitato di Vittuone. Se si
procede ad una ricostruzione degli antichi assi viari che collegavano
la pianura lombarda con i valichi alpini e i paesi d'oltralpe non si
può non notare come questi territori compresi tra Milano e il
Ticino siano stati sempre attraversati importanti come testimoniano le
numerose tracce ancora oggi presenti.Tracce mute ai più,
testimonianze di una organizzazione territoriale sedimentatasi e
stratificatasi nel tempo, che non sempre siamo in grado di riconoscere
a causa dei cambiamenti prodotti dall'espansione delle città e
da una riorganizzazione dei collegamenti viari; episodi spesso isolati
ma pur sempre connessi da un sottile filo rosso che dovremmo essere in
grado di riconoscere e di far rivivere per non perdere la memoria e il
senso dei luoghi.L'asse viario da Milano verso le Alpi Occidentali, ha
lasciato una traccia forte che ha concorso alla strutturazione e
organizzazione del territorio e che è ancora visibile nella
sequenza dei diversi episodi oggi apparentemente isolati.
Tracciare la storia di un edificio religioso seppur povero e semplice
come l'oratorio di San Salvatore, comporta non solo l'interpretazione
dei dati offerti dalla documentazione archivistica ma, necessariamente
anche il confronto sistematico con le caratteristiche architettoniche e
stilistiche dei numerosi edifici della stessa tipologia presenti nel
vasto territorio della diocesi di Milano. Un tale confronto permette,
attraverso l'integrazione dei vari dati, di avanzare con maggior
sicurezza determinate ipotesi.
Secondo questi principi è opportuno analizzare i caratteri
generali dell'architettura religiosa, esito di precise disposizioni di
carattere liturgico modificatesi nel corso dei secoli, perché
tale analisi permette di chiarire tutte quelle problematiche di
datazione degli edifici religiosi giunti fino a noi, problematiche
evidenti soprattutto in assenza di notizie documentali certe, come nel
nostro caso.

Stato di conservazione della chiesa prima
dell'intervento di restauro
Prima dell'inizio dei lavori la
chiesa presentava evidenti degradi dovuti in buona parte a fenomeni di
risalita dell'umidità all'interno delle murature. In particolare
all'esterno gli intonaci si presentavano decoesi e sfarinanti, con
rilevanti lacune, soprattutto sul fianco destro della fabbrica, e con
diffuse riprese cementizie realizzate in epoca recente. Gli strati di
finitura mostravano rilevanti fenomeni di distacco dal supporto
sottostante, più evidenti nelle specchiature ai lati della porta
d'ingresso. Il tetto, di recente realizzazione,aveva una copertura
costituita da uno strato di guaina bituminosa priva di rivestimento in
elementi in cotto. I serramenti delle finestre montavano vetri stampati
di colore giallo, che alteravano la luce e la percezione dei colori
all'interno dell'aula. All'interno le pareti laterali dell'aula erano
state rivestite con un contromuro in mattoni forati applicato sugli
intonaci antichi. Il cassettonato ligneo si presentava, ad una analisi
a vista dell'intradosso, in un discreto stato di conservazione.

Intervento di restauro
Nel corso dei lavori, quando
è stato possibile accedere in sicurezza nella parte
dell'estradosso del cassettonato, il quadro complessivo è
risultato molto più preoccupante ed è stato necessario
prevedere interventi di consolidamento del trave rompitratta, di
sostituzione di alcuni elementi e di messa in sicurezza dell'intera
struttura.
Le operazioni proposte per il restauro conservativo della struttura e
degli affreschi della chiesa si sono poste come obiettivi primari la
massima conservazione della materia storica pervenutaci e
l'eliminazione di quanto, aggiunto o modificato in tempi recenti,
potesse in vario modo essere causa di ulteriori degradi per la
fabbrica. Al fine di garantire la massima compatibilità tra i
materiali in opera e quanto aggiunto con gli interventi che si andavano
ad eseguire si è scelto di impiegare materiali e tecniche di
costruzione di tipo tradizionale, limitando l'impiego di materiali
moderni alla sola barriera chimica di intercettazione
dell'umidità di risalita e alla realizzazione della protesi per
la trave rompitratta del cassettonato ligneo.
Per quanto riguarda le superfici esterne è stata
prevista e realizzata la rimozione di tutti i rappezzi cementizi e di
tutte le parti degli intonaci in opera che si presentavano in avanzato
stato di degrado e per cui non era ipotizzabile un intervento di
consolidamento. Le murature così liberate sono state quindi
pulite a secco così da predisporle al consolidamento dei
laterizi e dei giunti di allettamento.
Per le superfici interne, dopo la protezione degli affreschi
dell'arco santo mediante velinatura, si è proceduto alla
demolizione delle due contropareti in mattoni forati addossate alle
murature longitudinali dell'aula. La demolizione è stata
effettuata interamente per mezzo di mazzetta e scalpello al fine di
preservare eventuali intonaci antichi posti al di sotto dei contromuri.
Una volta liberate le murature dalle contropareti interne, si è
provveduto alla rimozione di sottostanti consistenti rappezzi
cementizi. Sono state quindi risarcite le lacune negli intonaci con
nuovi intonaci realizzati a base di calce e cocciopesto, coerenti con
quelli esistenti per grana e stesura. Lo strato di finitura degli
intonaci interni e esterni è stato studiato in modo di non
necessitare di una successiva tinteggiatura. Nella scelta della resa
cromatica, delle dimensioni degli aggregati e del tipo di lavorazione
superficiale sono stati presi come riferimento lo strato di finitura
dell'intonaco affrescato dell'abside e un lacerto di intonaco antico
scoperto all'esterno, nell'imbotte della finestrella di destra
dell'abside.
Prima di procedere alla realizzazione degli intonaci fini all'interno
dell'aula si è proceduto alla messa in opera della barriera
chimica di intercettazione dei fenomeni di risalita capillare
dell'umidità all'interno delle murature.
Per quanto riguarda gli elementi lignei quelli che non
garantivano più le prestazioni minime di sicurezza, sono stati
sosttuiti con altri nuovi, simili per sagoma e dimensione. La testa
sinistra della trave rompitratta, è stata predisposta per la
realizzazione di una protesi armata che permettesse di ricostituirne il
suo appoggio all'interno della muratura.
La conservazione dell'oratorio di San Salvatore nelle attuali
condizioni non dipende unicamente da un corretto intervento di
restauro, ma anche e maggiormente dalla scelta di adeguate strategie
manutentive. E' auspicabile che vengano realizzati minuti, puntuali e
costanti interventi di manutenzione al fine di controllare e porre
tempestivo rimedio al naturale invecchiamento dei materiali, in modo da
evitare il ricorso a ciclici e impegnativi interventi di restauro che
altrimenti si renderebbero necessari.

Il ciclo pittorico all'interno dell'oratorio
La campagna decorativa della
cappella è stata realizzata in due momenti. Ad una prima
campagna decorativa cinquecentesca spetta l'intervento sulle pareti
dell'abside e del catino absidale; ad una campagna decorativa,
risalente alla fine del XVII sec., spetta la decorazione sull'arco
trionfale. Prima del restauro l'abside e l'arco santo presentavano
decorazioni ad affresco in diverso stato di conservazione: gli
affreschi del catino absidale, ad un'analisi a vista, non erano
interessati da rilevanti fenomeni di distacco e di fessurazioni, come
accadeva per le parti affrescate dell'arco santo dove, nella parte
centrale, si osservavano cadute di tutto l'intonachino di finitura. In
più punti la tecnica pittorica ad affresco è stata
integrata con pitture a tempera per la realizzazione di particolari e
per gli sfondati.
La decorazione absidale presenta una finta struttura architettonica
dipinta con un cornicione modanato sostenuto da sei pilastri, con bassi
capitelli in finta terracotta e decorati con semplici candelabre. Gli
spazi fra i pilastri sono occupati dalla figura della Madonna seduta su
una semplice asse di legno: tiene tra le braccia Gesù Bambino,
nudo, che ha al collo una sottile collanina di corallo rosso e che
porge una manina alla madre. La Madonna è affiancata a destra da
S. Caterina d'Alessandria e a sinistra da S. Gerolamo. Alle spalle dei
santi si apre uno spazio naturale: a sinistra di S. Caterina si apre un
paesaggio con alberi frondosi, uno specchio d'acqua e più in
lontananza dolci declivi collinari. Più aspro risulta il
paesaggio alle spalle di S. Gerolamo, in penitenza in un deserto
roccioso e in atto di percuotersi il petto con una pietra imbrattata
del suo sangue. Gli spazi tra i pilastri più laterali sono
occupati da due specchiature marmoree; quella di sinistra, presenta un
gradevole gioco di venature sui toni dell'ocra, del rosso e del giallo.
La finta specchiatura marmorea di destra, forse interpolata in epoca
successiva, presenta venature sui toni del grigio e del marrone.
Risulta completamente perduta a causa dell'umidità di risalita
la porzione inferiore dell'affresco: è scomparsa la parte
inferiore delle gambe sia della Madonna sia di S. Caterina. Meglio
conservata è la parte più alta: appare la figura di Dio
Padre che con la mano destra benedice e con l'altra regge il globo;
egli si affaccia da uno squarcio di nubi grigie ed è adorato da
due angioletti .Dal punto di vista stilistico i due pittori, che in
momenti successivi hanno affrescato l'oratorio, dimostrano di essere
inseriti nella cultura pittorica lombarda. Il primo, che lavora
nell'abside nel secondo decennio del Cinquecento, pur essendo di
modesta levatura, dimostra di conoscere il linguaggio di Ambrogio da
Fossano detto il Borgognone, pittore lungamente attivo in Lombardia. Il
dolce contegno del volto della Madonna, il cui corpo ha una resa
anatomica non del tutto proporzionata e aggraziata, può forse
ricordare i sottili moti psicologici che permeano le raffigurazioni di
alcune madonne dipinte dai divulgatori lombardi del linguaggio
leonardesco al cui fascino non fu insensibile lo stesso Borgognone. Il
linguaggio del secondo pittore si inserisce nella corrente pittorica
barocca che si sviluppò in Lombardia nel corso del Seicento
sulla scia delle innovazioni del linguaggio pittorico apportate da
Rubens, Van Dyck, Pietro da Cortona e mediate dal Del Cairo; tra i
propugnatori della tendenza barocca sono da annoverare i fratelli
Nuvolone al cui linguaggio l'affresco rimanda per la consistenza
soffice del colore, i panneggi ampi che paiono gonfiati dal vento, i
volti paffuti.

Interventi sul ciclo pittorico
ll restauro è stato
finalizzato alla massima conservazione possibile di quanto ci è
pervenuto ed è stato effettuato in modo da non danneggiare non
solo le parti effettuate ad affresco,ma anche quelle realizzate con
colore a tempera. Riguardo le deformazioni e gli spanciamenti delle
parti affrescate dell'arco santo, non si è ritenuto realizzabile
il ripristino della loro planarità: le variazioni di geometria
dovute ai fenomeni di degrado della materia non sono reversibili se non
a costo di forzature che sarebbero risultate dannose per l'insieme e in
particolare per la superficie decorata. Le operazioni di restauro sono
iniziate con la prefissatura della pellicola pittorica con velatini di
carta giapponese e resina acrilica in soluzione acquosa per gli
affreschi dell'arco santo che si presentavano in uno stato di degrado
molto avanzato. Si è proceduto con il consolidamento
dell'intonachino dipinto al substrato mediante iniezioni di riempimento
ad aggancio di impasto semifluido composto da calce spenta come legante
e polveri aggregate di dimensioni adeguate. Il riempimento delle sacche
di distacco sono state precedute dal lavaggio delle interfacce con
acqua e alcool e dal fissaggio delle polveri interne con miscela di
acqua e resina acrilica in blanda diluizione.Tutte le superfici sono
state pulite a secco per mezzo di bisturi e pennelli da pulitura in
fibra. In alcune parti, previa realizzazione di tasselli di prova e in
assenza di decorazioni a tempera, sono stati realizzati impacchi di
polpa di cellulosa con carbonato d'ammonio con tempi di applicazione
compresi tra 15 e 20 minuti. Sono quindi state rimosse tutte le
stuccature incongrue, i chiodi e i ganci presenti per procedere alla
stuccatura delle piccole e delle grandi lacune, al risarcimento delle
crepe e delle fenditure con malta di composizione analoga a quella
dello strato di finitura degli intonaci, con aggregati di dimensioni
idonee. Il ritocco pittorico è stato effettuato solo al fine di
chiudere lacune di colore di minime dimensioni nelle campiture
omogenee. In accordo con la Soprintendenza non si è ritenuto
opportuno operare alcuna ripresa o integrazione pittorica degli
affreschi che risultano già essere pesantemente rimaneggiati e
ridipinti nel corso del tempo, con imprecisioni e variazioni del
disegno. Queste se da un lato sono significative quali testimonianze
delle vicende storiche degli affreschi stessi e della fabbrica e per
tanto meritevoli di attenzione e conservazione, dall'altro non
permettono di intervenire per una loro rimozione/integrazione per
l'elevato grado di libertà e di indeterminazione in esse
contenuto.

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